Lasciar andare 

Nell’aria iniziata a farsi sentire, sempre più forte, quella tristezza da fine anno che crea malinconia e occhi lucidi. Ancora poco tempo e i nostri “grandoni” ci saluteranno per andare alle scuole elementari. 

Tra loro c’è chi è arrivato al primo anno di nido, chi alla sezione primavera e qualcuno al primo anno di scuola dell’infanzia. È stato un anno importante, ricco di novità, momenti speciali condivisi insieme e come ogni vero cambiamento che si rispetti servirà tempo per abituarci a non avere più tra i piedi questi grandi che, con il tempo, sono diventati davvero autonomi, indipendenti e senza dubbio parte di noi.
Oggi alcuni di loro sono usciti prima per fare visita alla suola primaria e uno di loro, con occhioni dolci e speranzoso in una mia risposta diversa, mi ha chiesto se avere delle maestre nuove vuol dire che non avrà più quelle vecchie, cioè “voi”.
Dopo anni a stretto contatto con i bambini ho capito per l’ennesima volta che non mi abituerò mai a doverli “lasciar andare”.
Lavoro tutti giorni su me stessa con questo lasciar andare tanto difficile. Ognuno di noi si porta dentro di se qualcosa che ha bisogno di lasciar andare, persone, amori, rancori e  situazioni. Qualsiasi cosa io abbia lasciato andare mi ha fatto solo stare meglio e ringrazio per questo. 

Ma i bambini… sono l’esercizio davvero più difficile. 

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L’ultimo albero in città. 

 

 L’ultimo albero in città é uno dei diversi libri scritti da Peter Carnavas. Dello stesso autore amo molto il testo Mai più senza libri, che trovo bellissimo. L’ultimo albero in città racconta una semplice verità: chi vive in città non ha la fortuna di stare a stretto contatto con la natura al contrario di chi, invece, vive al mare, in montagna o in campagna. 

Il piccolo Edoardo, protagonista della storia, abituato ai grandi palazzi della sua città, trova in un angolo speciale, un bellissimo albero, grande, maestoso e fiorito. Questo speciale albero, situato in un angolo di natura, diventa presto il suo migliore amico ed è proprio qui che trascorre le sue lunghe giornate. Purtroppo, come accade spesso, Edoardo, una volta arrivato nel suo posto preferito ha una brutta sorpresa: il suo albero é stato tagliato. É da qui che la sua tristezza e il senso di smarrimento si trasformano in voglia di fare e grazie ad un piccolo rametto ancora vivo trovato per terra, Edoardo riesce a far rinascere la natura ormai persa nella sua città. 

In asilo i miei bambini quando hanno sentito il titolo del libro hanno urlato: “Nooo poverino! Vuol dire che hanno sprecato un sacco di fogli di carta!”  Il libro é piaciuto molto e sicuramente ha trasmesso un grande significato! A Prestissimo !