Io non l’ho fatto apposta. 

Tra bambini capita spesso di farsi male, di spingersi, magari un bel morso sul braccio o peggio ancora una sberla a mano piena in viso. Per i primi anni questa aggressività si manifesta per istinto, la rabbia per una cosa che sta succedendo viene “buttata fuori” in questo modo spesso e volentieri.

Ma quando si cresce, quando l’istinto viene un po’ soffocato dalla ragione, la violenza che si compie verso qualcuno dipende solo da se stessi, dalla nostra volontà e capacità di scegliere. Ma i bambini questa capacità non ce l’hanno e a loro modo cercano di far capire chi comanda o quello che vogliono.

Ad un certo punto, subentra la furbizia. I miei bambini in asilo ne sanno qualcosa. In giardino capita una spinta, il ferito corre da me in cerca di consolazione e l’artefice della spinta arriva senza che io dica nulla in sua grande difesa. “Non l’ho fatto apposta!”.

Il mio compito? Cercare di mediare. Di non dare colpe a nessuno e di spronare al chiarimento. La maggior parte delle volte ci si abbraccia e si torna a giocare senza troppa fatica. 

Per noi grandi è diverso, dopo essersi fatti del male, tanto male, occorre tempo. Non c’è la maestra che con un bel sorriso ci dice che essere amici è importante. Forse servirà tempo, fatica e impegno ma sarebbe bello un giorno tornare di nuovo a giocare, come fanno i bambini e dimenticare il male subito. 

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