Chi gioca da solo. 

In asilo, come al parco, a casa o in qualunque posto si trovi un bambino, c’è sempre chi preferisce giocare da solo. Mi sono sempre chiesta come faccia un bambino a preferire lo stare seduto con una macchina colorata piuttosto che giocare a “rincorrersi” con gli amichetti. Il carattere sicuramente influisce e un bambino “solitario” non è certo meno felice di uno “sempre circondato dai compagni”.
Anche io sono sempre stata un po’ così, sempre alla ricerca di qualcuno con cui trascorrere il mio tempo, oppure, sempre indaffarata a trovare qualcosa da fare per non stare ferma e riflettere. Tutto è cambiato recentemente, quando, per via di alcune circostanze, sono stata obbligata a stare da sola. Come in tutte le cose, quando meno te lo aspetti succede qualcosa che ti mette davanti ad un evidenza contro la quale non puoi andare. Così, dopo un primo momento di smarrimento totale, mi sono impegnata a trovare da sola qualcosa per cui valesse la pena alzarsi ogni giorno. I miei bambini in asilo, gli amici veri, la mia famiglia, la mia grande passione per la lettura, iniziare a fare delle grandi camminate nella mia città e tutto questo mi ha insegnato una cosa fondamentale: stare bene anche da sola.
Tutto questo stare da sola mi ha fatto pensare, analizzare, studiare, riconoscere e accettare errori che prima non consideravo, riflettere su cose successe e trarre le somme di cosa vale o no avere nella mia giornata.
Quindi, caro bambino che giochi sempre da solo con la tua macchinina e sembri sempre triste e pensieroso, hai una grande fortuna. Saper stare da solo con l’anima in pace.
Goditi questa fortuna e ringrazia il tempo che hai a disposizione perché arriverà un giorno dove trovare la forza per stare da solo sarà l’unica cosa che dovrai fare per andare avanti e tu, piccolo, saprai già come fare.

“Quando si evita a ogni costo di ritrovarsi soli, si rinuncia all’opportunità di provare la solitudine: quel sublime stato in cui è possibile raccogliere le proprie idee, meditare, riflettere, creare e, in ultima analisi, dare senso e sostanza alla comunicazione.”

(Zygmunt Bauman)

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