Il distacco 

Dopo le vacanze di Natale sono arrivati due bambini nuovi da noi in asilo. Uno di due anni appena compiuti e l’altro di venti mesi. Completamente differenti di carattere hanno già catturato il mio cuore, ovviamente. Uno, figlio di mamma spagnola e papà italiano, non parla. Si fa capire perfettamente ma come tutti i bambini bilingue inizierà più tardi con le prime parole. Quando gioca gli dico nell’orecchio le poche parole spagnole che so e lui, timido, diventa rosso ridendo sotto i baffi.  Finalmente, dopo due settimane di inserimento, ha fatto un primo pianto al distacco la mattina. 

Sappiamo bene che ogni bambino è diverso dall’altro e che ognuno reagisce in maniera differente al distacco dalla figura di riferimento. 

La stessa cosa non vale forse anche per noi adulti? C’è chi, dopo un distacco da mamma, papà, fidanzati o amici, reagisce immediatamente. Sfoga subito il proprio malessere piangendo, urlando, smettendo di mangiare o buttandosi sotto le coperte. C’è chi, al contrario, questo distacco nn lo sente. O almeno crede di non sentirlo. Continua, imperterrito sulla sua strada senza voltarsi indietro e senza minimamente preoccuparsi di quanto possa o meno esser accaduto. 

Ma come insegnano i miei bambini, prima o poi il pianto arriva. Il distacco da chi è importante arriva e si sente. 

Quindi, molto meglio avere occhi lucidi all’inizio e sentire a pieno il colpo del distacco. Tutto per un dopo migliore, sereno, forte e perché no, anche per essere fieri di se stessi. 

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