Quando bastava poco

Quando mia nonna era giovane bastava poco per tirare avanti ed essere contenti.
Quando mia nonna era giovane non aveva la TV. Non aveva la macchina, neanche la patente a dire la verità.
Quando aveva vent’anni lavorava, in casa e fuori. Non usciva la sera per andare a fare l’aperitivo e la pizza forse non esisteva ancora.
Quando era giovane, lei e i suoi tanti fratelli e sorelle, aiutavano i genitori in casa, mettevano da parte poche monete per settimane, solo per andare a mangiare la trippa che tutti adoravano.
Quando era una ragazza non aveva gli assorbenti usa e getta che ci sono ora e doveva usare svariati pezzi di stoffe, cotone e salviette sul letto per paura di sporcare, cosa che accadeva comunque.
Quando mia nonna era giovane cuciva e lavorava a maglia con la madre e le sorelle tutto il giorno.
Non esistevano i cellulari e da bambina avevano il pozzo dove raccogliere l’acqua con una tinozza. Si usciva di casa e si andava nel cortile comune per prenderla. Al freddo o al caldo non cambiava.
Il giorno del matrimonio cambiava tutto.
La mia nonna, come tutte le sue coetanee, si è sposata, ha fatto figli e si è dedicata alla loro crescita, senza neanche pensare ad un cambiamento o ad una vita diversa. Le cose stavano così. Punto. Ha iniziato ad andare in vacanza anche lei, ma non con amiche per serate in discoteca. Al mare per quelle due settimane tanto attese durante l’anno, dove comunque c’era da lavorare, stando dietro ai suoi figli e quellidi sorelle e fratelli. L’unica differenza era che almeno, in hotel, c’è chi prepara per te da mangiare e “la trovi pronta” come dice mia nonna.

Io alla sua stessa età avevo il cellulare. Non ho mai saltato un anno di mare per le vacanze. Lavoro, ma ho scelto io cosa mi piace fare. Non so cucire e neanche lavorare a maglia. Ogni anno ci provo ma non ho pazienza e abbandono. Ho l’acqua in casa, ma compro le bottiglie al supermercato. Ho assorbenti di tutti i tipi e mi lamento per i dolori di quei giorni come se stessi morendo. Quando ho voglia mi tolgo gli sfizi comprando vestiti e andando a mangiare la pizza con amici, senza dover mettere da parte monete ogni settimana. Il lunedì mi lamento perché è lunedì. . Tra due settimane c’è un ponte e vado al mare, perché è normale che sia così. Io e il mio lui-convivente stiamo prenotando le vacanze, in Grecia pensiamo.
Se voglio sentire amici, anche lontani, basta inviare una mail, un messaggio, usare whatsapp e tutti ci sentiamo vicini, come se non ci fossero kilometri che ci separano. Questa settimana la mia macchina era dal carrozziere perché ha grandinato e l’abbiamo sistemata. Il fabbro che ci sta per montare una ringhiera a casa ha ritardato di qualche settimana e io ero in ansia. Io sono andata a convivere, perché ora va bene così. Prima no, ti sposi o no, finché morte non ci separi.
Quando vedo una cosa che mi piace la fotografo con il mio iphone. La condivido su Ig, magari penso ad un post per il blog e già che ci sono passo da Fb. Mia nonna una decina di anni fa ha iniziato ad usare il telefonico cellulare. Ancora adesso deve capire bene come funziona. Ma ci ha provato, ha perso minuti e ore a farsi spiegare come utilizzarlo, perché anche lei voleva stare al passo.

Mi preoccupo spesso di immortalare attimi con il cellulare senza vivere al meglio quello che sto vivendo. Perché abbiamo tutto, troppo e non ci basta neanche quello.

Forse è meglio fermarsi e pensare dove stiamo andando, senza dimenticare da dove veniamo e chi c’è stato prima di noi.

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3 pensieri su “Quando bastava poco

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