“No grazie Stella!”

Quando T, un bambino di due anni e mezzo arriva in asilo, la regola che regna stile “la legge è uguale per tutti” perde ogni significato.
Perché lui, questo biondo muscoloso, dirige i diversi traffici tra bambini e devo dirlo, anche quelli di noi educatrici. T ha diverse caratteristiche: sembra un lottatore di sumo, non cammina mai, preferisce correre, in particolare da una parete all’altra senza sosta e bacia tutti con una passione che non credo di aver mai avuto con il mio Lui-convivente. Quando c’è si sente e si vede. Non passa certo inosservato. I bambini come lui ti svegliano subito, non ti annoiano mai. T ha una passione per le tartarughe, ci gioca, le lancia, da loro da mangiare e le cura con un cerotto in caso di ferita. Capita di doverlo richiamare dopo qualche “monellata”. Generalmente un bambino dopo un alzata di voce piange, fa capricci, si offende e a volte ride. Lui no. T dopo una bella sgridata mi guarda e urla: ” NO GRAZIE STELLA!!”. Non serve aggiungere altro, se non PREGO.
A prestissimo

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2 pensieri su ““No grazie Stella!”

  1. So per certo che questo T, quando la sua adorata maestra Stella con la biro gli disegna una stellina sul dorso della mano, fa il bagnetto con grande ansia per paura che l’acqua cancelli questa tanto sospirata decorazione al valore (e alla bontà e all’ubbidienza, credo). La stellina di Stella è un riconoscimento meraviglioso che riempie d’orgoglio non solo T, ma l’intera sua famiglia.

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