Un lavoro importante

Chiunque abbia a che fare con i bambini, educatori e non, saprà benissimo quanto la capacità di attenzione di un piccolo di tre anni è differente in ogni piccolo.
Ho avuto bambini capaci di restare concentrati nella stessa attività per circa 30-35minuti, mentre altri, al contrario, sempre pronti al cambio gioco-attività dopo pochissimi minuti. Bambini capaci di farsi distrarre da un semplice rumore o al contrario chi, dopo vari tentativi, fatica a staccarsi da quello che sta facendo.
Sono tanti gli articoli su questo argomento e tante le giustificazioni che si danno quando un bambino ( agli occhi dei genitori) é meno “avanti” rispetto ai compagni. A me non piace fare paragoni tra i nostri bambini ma credo che sia inevitabile, talvolta, cadere nella trappola del “Lui sa fare questo mentre lui no.”, come se ci fosse una linea guida uguale per tutti, un protocollo da seguire.
Ogni bambino, lo stesso vale per noi adulti, è diverso dall’altro. Diverso nel gioco, nella socialità, nell’autonomia e nel vivere le sue emozioni, nello sviluppo del linguagguo, nella capacità logica e nell’attenzione verso qualcosa.
Ho imparato che non importa quanto tempo siamo capaci di restare concentrati in qualcosa ma la cura con cui dedichiamo del tempo (poco o tanto che sia) è la cosa che conta.
Oggi un mio piccolo di tre anni è stato seduto con il suo foglio, il suo pennello e il suo piatto della tempera per 40minuti. In silenzio, senza mai alzare la testa dal tavolo, concentrato nel suo “lavoro” senza farsi disturbare da rumori o bambini al suo fianco. Non voleva alzarsi nemmeno per il pranzo. Non gli ho detto Bravo, ho solo cercato il suo sguardo e con un modo che solo con i bambini si può usare gli ho sorriso e fatto capire che ero orgogliosa di lui. Non per i 40minuti di attenzione, ma per la cura con cui ha dedicato anima e corpo al suo “lavoro importante”.

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Paure

Quante volte sento o percepisco le paure dei nostri bambini. Le paure si leggono negli occhi di chi osserva, non serve una particolare capacità.

La manina tremante di un bambino mentre cammina in un terreno poco stabile.
La voce tremante di un bimbo terrorizzato dalla mosca che gli sta volando intorno.
Il mio compito? Aiutare a superare le paure forse. Anche se far sentire tutta la paura e capire che si può superare qualsiasi cosa aiuta di più.
“Caro bambino che vuoi salire sullo scivolo, Io ci sono, ti posso aiutare, dare la mano, ti do anche una piccola spintarella sul sederino per il pezzo finale se ti senti più sicuro ma ti lascio tentare. Ti faccio sbagliare e se cadi sarò li, pronta a darti una mano (se me la chiederai).
E non credere, anche io ne ho di paure.
Forse non salgo più sullo scivolo e una mosca mi da solo fastidio ma ne ho altre di paure, che terrotizzano anche me, quindi se vuoi mi puoi dare una mano, se te la chiederò.”
Sono caduta, mi sono fatta male. Non avevo graffi sulle ginocchia come capita ai bambini ma un bel taglio profondo proprio sul cuore.
Mi sono rialzata e ripulita dallo sporco che avevo addosso proprio strofinando le mani sulla pancia come fanno i bambini.
Mi sono fatta accompagnare ad asciugare le lacrime che grondavano a fiumi.
Ho trascorso tempo a pensare a cosa fosse andato storto, come io abbia fatto a cadere e permettere di farmi così male. Urlando la rabbia e dando la colpa agli altri, come fanno i bambini.
Un altra cosa ho in comune con loro, la capacità di sorridere di nuovo, sempre. 

Una certezza 

Lavorare con i bambini è un vero spasso. A volte fanno arrabbiare e innervosire ma ascoltare i loro discorsi, le loro domande o piccole riflessioni sono sempre punto di riflessione per chi come me ci lavora a contatto ogni giorno. 

Recentemente alcuni dei bambini mi hanno vista arrivare in un orario diverso dal solito, senza contare che ero vestita “normale”.
Dal loro sguardo già potevo immaginare la reazione. Cosa fai qui, perché sei venuta adesso, come mai queste scarpe, che bella che sei, ma hai una collana con una pietra, hai messo il trucco sugli occhi, che bella borsa, giochi con noi ecc…
A parte i complimenti dei bambini che ho imparato essere la voce della verità, ho pensato spesso a quanto per loro io sia una certezza. Loro arrivano in asilo e sanno di trovarmi, come sarò vestita e che ci sono sempre, come le mura della scuola.
Capita spesso di sentirmi domandare se io la sera dormo li, sui loro lettini, o perché devo andare in un altra casa se l’asilo è già casa mia. (Ma se tu vai a casa, noi con chi stiamo?)
È bello sapere di essere così importante, di essere un punto di riferimento e una certezza per questi piccoli. Per quanto riguarda il vedermi vestita “normale” forse lo faro più spesso, giusto per ricevere qualche altro complimento.